Dolore, quello che devi sapere

Una domanda molto frequente (e lecita) è: perchè fa male? Adesso lo scopriremo.

Il nostro corpo comunica attraverso un sistema fondmentale, quello nervoso. Il sistema nervoso si divide in centrale (SNC) costituito principalmnete dall’encefalo e periferico (SNP) formato dai nervi che si diramano per tutto il corpo portando e ricevendo segnali da tessuti e organi.

In maniera molto generale possiamo dire che, tutti i tessuti del nostro corpo hanno dei recettori che servono per captare degli stimoli. Quando si parla di dolore i recettori coinvolti si chiamano nocicettori. Essi possono irritarsi in risposta ad uno stimolo compressivo o di stiramento, termico o chimico (infiammazione). I nocicettori forniscono l’imput in entrata per il sistema nervoso. Proprio come dei camapanelli di allarme. L’output, ovvero la risposta che viene messa in atto è gestita dal sistema nervoso centrale che, una volta elaborato lo stimolo in entrata decide cosa fare. A livello centrale avviene un processo estremamente delicato, l’interpretazione. In base a: trascorso passato, fattori emotivi e comportamentali lo stimolo in entrata viene percepito diversamente da persona a persona. Per chiarire questo aspetto è ormai noto alla letteratura che: cultura, credenze rispetto al dolore, momento della vita e stato di stress possano influenzare profondamente la percezione del dolore.

Dolore acuto e cronico

Il dolore acuto, spesso invalidante e descritto come una fitta è in molti casi dovuto a trauma o profonda irritazione del tessuti. Un esempio classico è la distorsione di caviglia. In questo caso è frenquente avere dolore molto forte successivo alla distorsione. Si ha anche: rossore, gonfiore ed edema, segni tipici di infiammazione. In caso di dolore acuto il decorso è prevedibile e di solito i sintomi migliorano molto entro 3-5 giorni, ovvero passata la fisiologica fase acuta. In questo momento è importante assecondare i processi di guarigione non forzando la zona. Adottare il protoccolo P.E.A.C.E ovvero: Protezione, Elevazione, Evitare anti infiammatori, Compressione ed Elevazione.

Dolore cronico

Un dolore si definisce cronico quando è presente da almeno 3 mesi (definizione accademica). Il dolore cronico, escluse patologie più gravi (che il professionista sanitario deve conoscere molto bene) è più raramente causato dal danno di un tessuto. Pensandoci, è improbabile avere un legamento completamente lesionato e riuscire a svolgere tutte le attività per 3 mesi consecutivi. Chiaramente è importante avere una persona fidata di riferimento che sia capace di individuare la reale causa di dolore. Passata la fese acuta avviene un processo normale quello della sensibilizzazione. In questa fase le terminazioni nervose e i recettori vicini alla sede originaria di dolore sono maggiormente attivi e possono continuare a trasmettere stimoli dolorofici, ma, in maniera molto meno intensa rispetto alla fase acuta. Dalle evidenze sembra che due fattori influenzino la permanenza di sensibilizzazione.

  1. Fattori cognitivi/comportamentali ed emotivi come: pessimismo, ansia, stress elevato (anche dovuto a fattori esterni il dolore)
  2. Ripetizione continua di gesti o attività che rievocano il dolore.

Ecco perchè, molto più che con dolore acuto, è importante essere attivi e voler risolvere la situazione. Anzi, la differenza principale sta proprio qui, che è dove molti commettono un errore. Durante la fase la fase acuta il riposo è preponderante per non aggravare la situazione. All’opposto è comune cercare ogni soluzione per tornare subito al 100% (es. Prendendo molti anti infiammatori) ritarando i processi riparativi e peggiornado il quadro. Nella fase cronica al contrario, il focus deve essere tornare il prima possibile alle normali attività, proprio per evitare il perpetuarsi di stati dolorosi di sottofondo, adesso vederemo come.

Prima di tutto, come detto in precedenza individuare la causa principale, per evitare di perdere tempo e rimanere con limitazione e dolore. Successivamente, iniziare a fare tutte le attività che non aggravano i sintomi. Es. Se abbiamo dolore durante la corsa, per un primo periodo possiamo andare in bici, fare esercizi in palestra o nuotare. Altro esempio, se è presente dolore alla spalla dormendo su quel lato, cercare di dormire supini o sul fianco apposto. Queste sono modifiche temporanee, non vanno fatte per sempre, serviranno soltanto a riprendere le attività mantenendo il dolore sotto controllo. Allo stesso modo, è importante quanto prima inserire esercizi di rinforzo per le strutture indebolite per riabituarle al carico. È difficile prescrivere programmi generali ma un esempio in caso di tendinopatia rotulea potrebbe essere: partire con contrazioni isometriche del quadricipite, 3 serie da 1′ per poi passare a 3 serie da 10 ripetizioni alla leg extension con un peso con cui si possono fare 15 ripetizioni (controllare anche alla flessione del ginocchio che potrebbe aggravare i sintomi). L’obiettivo, nel tempo, è aumentare ripetizioni, serie e carico senza che il dolore peggiori. Attenzione, questi sono esempi ogni caso va contestualizzato.

Terapia manuale

Durante la fase acuta, i tessuti si devono riparare al meglio e questo avviene grazie a: riposo e sopratutto, afflusso di nutrienti attraverso il sangue. Il trattamento manuale, con tecniche specifiche può migliorare il drenaggio della zona di dolore, velocizzando la prima fase di guarigione. Inoltre attraverso un’analisi accurata si può individuare la causa primaria del dolore, evitando peggioramento dei sintomi e future recidive. Oltre alla terapia manuale, come detto precedentemente si adotta il protocollo P.E.A.C.E (riposo, compressione, elevazione e ghiaccio alternato). In questo momento evitare stretching e movimenti/attività che aggravano il dolore.

Nella seconda parte del processo di guarigione (passati i primi 7-10gg) o in caso di dolore cronico, la terapia manuale supporta la ripresa di tutte le attività svolte prima dell’evento acuto. Diminuisce eventuali tensioni muscolari e mobilizza aree di restrizione che potrebbero ostacolare o rallentare la guarigione. Inoltre, in associazione ad esercizi mirati riduce il rischio di recidive e diminuisce la percezione di dolore. In questa fase si usa il protocollo L.O.V.E (Carico, Ottimismo, Vascolarizzazione, Esercizio).

Dolore ed emozioni

Come visto nella prima sezione, l’informazione dolorifica viene processata dal cervello che la interpreta. L’interpretazione è soggettiva e può variare molto, anche in uno stesso mese. Questo perchè la vita è un insieme di stimoli intrecciati con accezioni non sempre positive. Percepire maggiormente un dolore o avere una recidiva in un momento molto stressente è pittosto comune e non deve spaventare. In questi casi è fondmaentale affidarsi a un professionista fidato che sappia rassicurare e guidare verso il trattamento più adatto. In questi momenti, escluse condizioni più complesse come fratture o patologie non bisogna fermarsi ma adattare le attività. Cercando di mantenere il corpo sempre in moviemto. Inoltre, con dolore cronico e stress elevato vengono prodotte meno endorfine (le fomose molecole del benessere). Moviemento e terapia manuale aiutano a innalzare i livelli di questi potenti neurotrasmettitori migliorando qualità della vità e percezione del dolore.

Cocnlusioni

Il dolore non significa sempre danno di un tessuto, sopratutto se cronico e/o ricorrente. È influenzato da molti fattori ed elevati livelli di stress giocano un ruolo importante. Rispettare le fasi di guarigione è importante, riposandosi nella fase acuta, muovendosi e rinforzando successivamente. Femarsi del tutto non è quasi mai la soluzione. Un approccio integrato con terapia manuale ed esercizio terapeutico è l’arma vincente per diminuire la percezione di dolore, migliorare la funzionalità della zona, velocizzare la guarigione ed evitare recidive.

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