DOLORE alla SPALLA, CALCIFICAZIONI, gestione e consigli

In questo articolo tratterò nello specifico la tendinopatia calcifica, ovvero la formazione di cristalli di calcio (visibili con esame strumentale) all’intenro dell’articolazione della spalla. Questo fenomeno, anche se maggiormente frequente nella spalla può avvenire in altri distretti corporei (estensori del polso, tendine d’Achille, tendine rotuleo del ginocchio).

La tendinopatia calcifica rientra nel vasto insieme dei disturbi della cuffia dei rotatori che affligono la spalla (PMID: 30774461).

Come riconoscere di questa condizione?

Durante la fase acuta solitamente si presenta con dolore molto forte a livello della spalla, più frequentemente la porzione laterale (deltoide) ma può coinvolgere anche la parte anteriore e il collo. Questo dolore può irradiarsi verso la mano. In questa fase il dolore forte impedisce molte attività quotidiane come: guidare, sollevare pesi, pettinarsi. Il movimenti maggiormente dolorisi sono: sollevamento dell’arto, la rotazione interna e quando si svolgono attività “over head” (sopra la testa) come ad esempio prendere qualcosa da un cassetto in alto.È importante sottolineare che la presenza di questi sintomi non per forza indica la presenza di calcificazioni intra articolari.

La diagnosi esatta di questa patologia avviene tramite esami strumentali. Il primo esame che viene consigliato è l’RX, tuttavia anche l’ecografia si è dimostrata estremamente precisa per individuare la presenza di micro cristalli di calcio (PMID: 16352733). La risonanza magnetica rimane l’esame maggiormente preciso pur richiedendo maggior attesa e costi più elevati. Vista la facilità di esecuzione e l’assenza di radiazioni l’ecografia potrebbe essere la scelta ottimale. Il termine calcificazione non deve spaventare, questa condizione è facilmente trattabile e risolvibile, nella maggior parte dei casi senza l’utilizzo di chirurgia.

Il ruolo più importante nell’inquadramento è svolto dall’anamnesi. A dispetto di ciò che si può pensare, l’utilizzo di esami strumentali non è decisivo e spesso porta a paura e pessimismo da parte del paziente che vede la presenza di calcificazioni nella spalla come qualcosa di estremamente grave e irrecuperabile. Cosa non vera! L’anamnesi iniziale è fondamentale per escludere condizioni più complesse che richiedono intervento medico specifico (traumi importati della cuffia dei rotatori, fratture, lussazioni).

Qual’è la causa di questa condizione?

La teoria più accreditata vede lo sviluppo delle calcificazioni in seguito a un meccanismo di riparazione tendineo non corretto.

Tutti i tessuti corporei e nello specifico i tendini si adattano e rinforzano in seguito agli stimoli esterni che ricevono. Gli stimoli possono essere

  1. Di natura sportiva: durante il gesto atletico
  2. Lavorativi / quotidiani: imbianchino, lavoro sedentario al PC, catena di montaggio, cassiere

Se lo stimolo è superiore alle capacità del tessuto di adattarsi ecco che avviene l’infortunio. In questo caso, la formazione di cristalli di calcio a livello tendineo è il meccanismo di difesa che il corpo utilizza per rendere il tendine più forte, maccanismo che, a lungo termine crea dolore. Questo incredibile meccanismo però impiega ANNI ad avvenire e solitamente è sempre preceduto da molti episodi di sofferenza alla spalla. Per questo è fondamentale prestare attenzione ai segnali corporei e muoversi preventivamente.

Come PREVENIRE e TRATTARE?

Secondo la letteratura il trattamento conservativo (non operatorio) della tendinopatia calcifica è il maggiormente raccomandato (PMID: 23998102; PMID: 26306389).

Durante la fase acuta è consigliato l’utilizzo di FANS (farmaci anti infiammatori non steroidei). Questi possono essere utili per placare la risposta infiammatoria e attenuare il dolore, limitando l’insorgenza di kinesiofobia. Tuttavia è importante prestare attenzione a non “mascherare” eccessivamente il fastidio, assumendo troppi farmaci, rischiando di compiere movimenti che possono aggravare la condizione. Durante la fase acuta è importante non compiere azioni che peggiorano la sintomatologia, la cosa migliore è attendere il normale decorso del processo (generalmente i sintomi migliorano in 3/7 giorni). In questa fase, rispettando il dolore è comunque consigliato fare tutto i movimento che non reca dolore. Questo è utile per: non perdere troppa forza nei tessuti, mantenere il drenaggio nella zona e limitare la paura del movimento dettata dal trauma.

Una volta che il dolore si è stabilizzato è fondamentale inserire gradualmente alcuni movimenti specifici attraverso esercizi mirati. L’obiettivo è rinforzare la zona interessata da dolore. Alcuni esercizi possono essere: extra / intra rotazioni con elastico (eseguite alla spalliera) o con manubrio, alzate laterali con manubrio o elastico, rematore su panca con manubrio ed elevazione delle scapole con manubri o elastici (“shrug”). Questi esercizi aumentano la tolleranza al carico delle strutture e dei tendini rendendo la spalla più forte. Rinforzare serve proprio per abituare i corpo ad essere più forte e meno incline a sviluppare infortuni.

Esempio di progressione di carico

  • Settimana 1: 3 serie da 10 / 12 ripetizioni
  • Sett 2: 4 x 10 / 12
  • Sett 3: 4 x 10 (aumentando il carico)
  • Sett 4: 4 x 12 (aumento ripetizioni mantendo il carico)

Ecco un’ottima progressione applicabile su più esercizi. Si può “giocare” su 2 parametri: volume ovvero il numero di serie e intensità cioè il peso sollevato. Quando aumenta il volume l’intensità rimane costante o diminuisce, all’aumento dell’intensità succedo l’opposto. Abbiamo creato una progressione! Per migliorare (in qualsiasi cosa) l’obiettivo nel tempo deve essere aumentare i parametri. Più serie con lo stesso peso è un miglioramento ma anche stesse serie con peso maggiore.

Un altro approccio conservativo efficace per evitare interventi chirurgici è la terapia manuale attraverso il trattamento dei tessuti molli e mobilizzazioni articolari (PMID: 26306389; PMID: 29862049; PMID: 29682312). Inoltre, l’educazione ricopre un ruolo molto importante. Corretta gestione dei carichi, posizioni lavorative ergonomiche, modifica delle attività per limitare l’insorgenza sono ottimi modi per supportare il processo di guarigione limitando lo stop dalle attività.

Se non si ha risposta positiva al trattamento conservativo per 6 mesi l’opzione indicata è la chirurgia con rimozione delle micro calcificazioni (PMID: 16651162; PMID: 25606556). Attenzione! 6 mesi in cui si curano al massimo gli aspetti sopra indicati sopratutto il rinforzo e la progressione dei carichi.

Conclusioni.

La tendinopatia calcifica rientra nelle patologie dolorose che affligono la spalla risultando nella maggior parte dei casi a carico dei tendini della cuffia dei rotatori (sovraspinato, sottospinato sotto scapolare, piccolo rotondo). Ha un decorso lento, prima che si formino i cristalli di calcio passa molto tempo, per questo è possibile agire in tempo prevendo l’insorgenza.

Il movimento e soprattutto il rinforzo dei muscoli della spalla sono fattori chiave per la prevenzione e il trattamento. Il focus è sempre sul sovraccarico progressivo che permette ai tessuti di diventare più resilienti e meno predisposti a infortuni e lesioni.

Il dolore alla spalla se non insorto in seguito a un grosso trauma non deve spaventare, nella maggior parte dei casi si tratta di una condizione reversibile. È importante però accogliere tutti i segnali senza trascurarli. Muoversi per tempo aiuta a evitare che il dolore cronicizzi e che si creino lesioni più importanti. Anche se l’attività fisica è sempre consigliata deve essere mirata e ben ponderata.

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